Cari compagni,
siamo alcuni proletari sequestrati dai padroni e rinchiusi nel lager di Avezzano,
scriviamo al giornale per denunciare al proletariato i soprusi che la direzione
di questa topaia pratica nei confronti di noi detenuti. Potremmo allargare i
nostri discorsi, parlare più in generale, ma in fin dei conti conosciamo
i Dalla Chiesa, i Kossiga, i maggiori nemici del proletariato; in una lettera
come questa non possono essere che nominati e ce ne dispiace perché li
abbiamo sempre davanti, ci aprono e chiudono le celle, ci contano come bestie,
ecc. ecc., ma parliamo di questo "albergo".
1) Assistenza sanitaria.
Forse sembrerà una cazzata, ma non esiste un medico, l'unica persona
che lo imita è un detenuto che gira intorno a noi con un camice bianco;
se succede che una notte un nostro compagno si sente male, il secondino che
fa? Sveglia il detenuto medico, (dimenticavo che questo in galera fa il medico,
fuori fa lo sfruttatore) che secondo la tonalità delle urla del malato
gli dà due o tre pasticche se hai il mal d'ossa o il mal di pancia, perché
sono sempre le stesse. Sono più di cinque anni che non disinfettano l'"albergo",
l'infermeria è quattro metri per tre, manca tutto, cari compagni, non
c'è assolutamente niente.
2) La repressione.
La repressione sulla nostra persona fisica la potete immaginare, chiusi in una
cella, completamente nudi, dopo essere stati pestati ed insultati. Abbiamo una
sola forza, quella di svenire (per nostra fortuna), anche su questa realtà,
ci limitiamo al minimo.
3) Il lavoro.
Dopo aver pianto per molte volte davanti al direttore e al maresciallo, forse
si riesce a lavorare, esempio: ti assumono come muratore, ma se non vuoi che
ti licenzino il giorno dopo, sei costretto a fare l'idraulico, il pittore, lo
scrivano e, spesso anche l'infame. Il ministero manda i soldi per pagare il
lavoro dei detenuti; la direzione cosa fa? Paga miseramente il solo detenuto,
supersfruttato che tutto deve fare ed intasca il resto dei soldi destinati ai
detenuti. Quando un nostro compagno chiede di lavorare gli viene risposto che
non ci sono i soldi, ma la controinformazione operante nei lager ci dice che
le galline del maresciallo crescono sane e forti, che i nostri soldi vadano
a finire nelle pance delle belle galline del maresciallo? Oppure nel conto in
banca del direttore? - ma non è così, vero compagni? -. I compagni
del lager di Avezzano denunciano al proletariato il Partito Comunista Italiano
ed i suoi burocrati di coprire con la loro falsa democrazia del compromesso
storico, del confino, di avallare e legalizzare questo campo di concentramento.
Denunciamo il direttore Giovanni Castellano, famigerato appartenente al trio
nazional-fascista di Rebibbia 1972 (Vastola e Barbera), denunciano il maresciallo
Domenico Consalvo, già Mussolini di Avezzano e amico di Margherito dell'ufficio
trasferimenti di Roma, persecutore dei rivoluzionari in questo lager, imitatore
e ammiratore del nemico del proletariato Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Un saluto a pugno chiuso