Il 9 aprile, a Roma, il coerente presidente del tribunale di sorveglianza
militare, Fabrizio Fabretti, ha deciso che un anarchico resta pur sempre un
anarchico e non gli si possono accordare benefici di legge, neanche se in
carcere ha una condotta regolare, neanche se la sua famiglia naviga in
cattive acque e richiede a gran voce l'aiuto dell'unico figlio. Per chi mi conoscesse poco, ci tengo a precisare che dalla giustizia di una
stato non mi aspetto niente, desiderando al più presto la soppressione di
tutti gli stati e mettendo in gioco la mia unica vita per l'esaudimento di
questo desiderio. Mi sono prestato alla messinscena dell'istanza e
dell'udienza poiché non ci ho perso niente, semmai ci hanno perso dei soldi i
miei genitori, che amo tanto e che hanno pregato per farmi camminare
sull'infido sentiero legale, nonostante li avessi preavvisati dell'inutilità
della cosa, per salutare qualche compagno, qualche compagna, e per far
compagnia ai miei amici disertori, anch'essi a giudizio quella mattina. A questi ultimi l'udienza è andata bene, hanno lasciato il carcere la sera
stessa. Le costose udienze che i detenuti e le loro famiglie devono
sopportare, permettono di scontare la pena militare in affidamento al reparto
militare, sotto l'occhio dei servizi sociali, agli arresti domiciliari, a
meno che non sei anarchico o ti dimostri ribelle dentro la gabbia. Se nel
periodo d'osservazione (circa un mese) si viene riformati, vi è il
trasferimento al carcere civile, dove si finisce di scontare la pena o,
attraverso altre costose udienze, accettati ad altre forme di espiazione. Tant'è, il mio fine pena continua ad essere il 22 luglio, giorno in cui
smetterò di occuparmi da dentro di questa unica struttura sul territorio
nazionale. Fino ad allora resto a disposizione per qualunque informazione sia
in grado di fornire, e come referente nei rapporti colla popolazione detenuta. Ringrazio i regi carabinieri per la cura colla quale si occupano della mia
corrispondenza d'amore e solidarietà, io non riesco a fare altrettanto, le
mie forze da sole faticano a contenere l'immensa ondata. Il giorno in cui ci
impossesseremo dei palazzi dello stato, prima di bruciarli, riprenderò ciò
che mi appartiene, tanto puntigliosamente custodito.
Ricambio il saluto anche da parte digli altri 3 disertori, ai calorosi che si
sono spinti fin quasi dentro il blindato il 9 aprile, fuori dal tribunale,
per esprimerci il loro meraviglioso: "TUTTI LIBERI"
Tutto il mio
amore alla società fuori legge.
M.P.
Fonte: diffuso in rete il giorno 8 maggio 2003 da
croceneraanarchica@inventati.org