In futuro i manifesti dei ricercati forse non recheranno alcuna fotografia
o nome, bensì solo filamenti di DNA — almeno se verrà accolta
l’accusa formulata da un pubblico ministero del Wisconsin contro ignoti.
E l’idea di un termine di prescrizione per la formulazione di atti di
accusa potrebbe fare la stessa fine delle parrucche infarinate.
Qualcuno nel 1993, a Milwaukee, si è reso responsabile di tre episodi
di violenza carnale. Ma mentre sta per scadere il termine di sei anni previsto
dalla legislazione dello Stato per la formulazione di atti di accusa, la polizia
non ha ancora idea dell’identità del violentatore. E così,
per impedire che la porta si chiuda del tutto, il pubblico ministero ha formulato
un atto di accusa per violenza e sequestro di persona nei confronti di "Caio
Sempronio, maschio, identità sconosciuta, con un profilo corrispondente
del DNA".
"Si può cambiare nome, ma non si può cambiare codice genetico",
ha affermato il pubblico ministero, Norman Gahn.
Secondo alcuni giuristi l’atto sarà contestato, ma non ha natura
defatigatoria. "Siamo all’inizio di un’epoca che costringerà
le forze dell’ordine a tornare sui propri passi per riesaminare vecchi
casi mai risolti", ha affermato Barry Scheck, professore di diritto e membro
della Commissione per il futuro delle prove basate sul DNA.
"E posso assicurare", ha dichiarato, "che si troveranno migliaia
di assassini e violentatori seriali.".
Stringhe numeriche che descrivono il codice genetico del ricercato di Milwaukee
sono state caricate via modem nella banca dati nazionale del DNA gestita dall’FBI.
Ogni mese verranno confrontate con 200.000 profili relativi a delinquenti già
in carcere e ad elementi di prova raccolti sulla scena del delitto dalla polizia
di tutti gli Stati USA.