Da Gilbert Ghislain. Claudio Lavazza e
Llarbi Chauni, 3 Maggio 2000
Stimati compagni/e
Siamo qui in tre, riuniti a
discutere intorno al tavolo. Ieri ci è arrivato un articolo, uscito martedì
2.5.00 su ABC (quotidiano di destra con tiratura nazionale), il bollettino
dell’AAPPEL (assemblea in appoggio ai prigionieri in lotta, di Barcellona), e
diverse lettere con informazioni su quanto sta succedendo fuori. L’articolo di
ABC è grave, di una durezza e provocazione senza limite, però è sempre il
solito. Da ABC, un quotidiano dove la gran maggioranza dei suoi ammiratori e
lettori sono dei nostalgici del franchismo, non è sorprendente la violenza
dell’attacco diretto, principalmente, contro l’associazione Salhaketa, alle
lotte dei detenuti e contro i compagni/e coinvolti in queste.
È uscito anche un nuovo articolo
su “La Razon”, che ancora non abbiamo letto, però ci è stato detto che,
un’altra volta, criminalizzava una figura importante dell’appoggio, un uomo
distaccato sia per il suo lavoro alla ricerca di dignità e giustizia, sia per
le sue convinzioni e la sua militanza contro la violenza, venga da dove venga.
Il 17 aprile è stata censurata la
pagina web dell’Associazione Contro la Tortura, per aver diffuso i casi di
tortura e maltrattamenti e, nella stessa campagna di repressione, vari
collettivi d’appoggio ai detenuti hanno ricevuto la visita della polizia (c’è
da far presente che questi collettivi non denunciano solo gli abusi commessi
contro i detenuti/e, ma anche i problemi che l’emarginazione e la povertà generano).
Sembra che, alla maggioranza assoluta degli uomini dello stato spagnolo, tutto
questo gli sia andato alla testa.
È curiosa la quantità
d’informazione che l’“articolista”, Pablo Munoz, possiede nelle sue mani,
frutto evidente della consegna, da parte della DGIP (direzione generale delle
istituzioni penitenziarie), dei fascicoli personali dei compagni
criminalizzati. Gli stessi di ABC lo confermano nella loro linea: ricevono le
informazioni dalla stessa DGIP.
Quello che qui è interessante
analizzare è il perché di questi attacchi violenti della stessa natura di
quella che scrisse l’“articolista”, David Jimenez, tre anni fa sul “Mondo”: “I
dieci detenuti FIES più pericolosi”, nel quale figuravano i compagni anarchici
di Cordoba (uno di essi vi sta scrivendo tutto ciò).
Un fatto evidente, che salta
all’occhio oggi, è lo stesso interesse di bloccare, con la tipica
criminalizzazione, un movimento che sta prendendo corpo tanto dentro come
fuori, senza riproporre la metedura de pata di tre anni fa, la quale,
indirettamente, ha provocato un dibattito nel movimento anarchico.
È sorprendente che nel suo
articolo, ABC ci relazioni con il MLVN (Movimento di Liberazione Nazionale
Basco), senza nemmeno formulare la parola anarchia. Lo è, ancora di più, oggi,
che è stato reso pubblico che un gruppo anarchico ha assunto la responsabilità
dell’invio di un pacchetto bomba al signor Zuloaga, portavoce dei settori
retrogradi del potere, il cui articolo, sull’esempio de “La Razon” del 6.3.00,
criminalizzava la lotta dei detenuti sociali e anarchici, associandola, già a
marzo, alle lotte dei militanti dell’ETA (uomini e donne che, oltre a lottare
contro lo stato spagnolo, lo fanno con la speranza di una società più giusta).
Nello stesso modo, si sono
criminalizzati i collettivi apolitici che lottano contro l’esclusione sociale e
denunciano, nel marco
costituzionale, i crimini dello stato e, in particolare, la mancata
applicazione delle leggi da parte dell’apparato
giuridico/poliziesco/penitenziario.
Infine, che nessuno si sorprenda
che, se qualcuno decide di scontrarsi col potere, lo faccia utilizzando metodi
che non a tutti piacciono.
È facile, per il magnate della
disinformazione, attuare con una volontà che arriva dall’alto, spaventando, con
false e tendenziose informazioni, tutti coloro che si avvicinano alla nostra
realtà e ci appoggiano nelle nostre rivendicazioni.
Esigono la libertà d’espressione
ma, quello che più vogliono, è diffondere un messaggio di guerra. Prestare
attenzione a quanto dice il nemico è importante, evitando però di ingrandire la
loro forza, è imprescindibile conoscere l’avversario, studiare le possibilità e
i mezzi che impiega per sviluppare le sue strategie, senza, però, trasformarle in una macchina
onnipotente e indistruttibile.
È una classe di gente abituata
all’impunità e che spingono gli altri a chiedere un’informazione manipolata in
anticipo. In tanti sappiamo che gli strumenti informativi - la televisione e i
grandi mezzi - sono i responsabili di una realtà imposta e prefabbricata. Non
soltanto sono strumenti di distorsione ma, bensì, anche strumenti accumulativi,
nel senso che accumulano tale quantità d’informazioni che affogano
l’informazione stessa. Il sapere tutto, senza sapere niente, per rapidamente
dimenticare, crea nella gran maggioranza della popolazione, una realtà che si
sostenta su niente.
Per finire, pensiamo che la
campagna di criminalizzazione che si scatenò intorno a questa lotta, non denota
una paura rispetto le nostre rivendicazioni, dato che hanno già reso pubblico
un progetto di riforme della giustizia e ciò non vuol dire che vadano ad
umanizzare il sistema carcerario. Il carcere non si umanizza e nessuna riforma
proveniente da un governo, che propone all’ideologo del FIES, o la dispersione
come il “Difensore del popolo”, può apportare qualcosa di positivo, però
crediamo che si apprestino a sanare l’istituzione di fronte alla società. Non
sono le rivendicazioni in se stesse che li intimoriscono ma, bensì, la nascita
di un movimento sovversivo e diffuso che non possono addomesticare.
Nella nostra volontà di ribelli e
anarchici, o come vogliano chiamarci, continueremo insieme alla gente che ci
vuole, agli anarchici che ci conoscono come esseri liberi, degni ed
incorruttibili, a coloro che sono solidali con le nostre lotte e ancora credono
nella possibilità di un cambiamento.
Esistono due realtà distinte e
due verità: la loro e la nostra. Ciò che è certo è che, questi mercenari del
potere, contribuiscono a dare più valore alle lotte perché alle menzogne,
quando sono troppe, alla fine nessuno ci crede.
Un forte abbraccio pieno di amore
e di rabbia a tutti gli spiriti liberi.
Gilbert Ghislain
Claudio Lavazza
Llarbi Chauni
Fonte: Comunicati Fies, Picassent III -
3/5/00, diffuso il 5 luglio 2000 da Armando Esteban Quito, cavallialati@hotmail.com, tramite
A-infos, http://www.ainfos.ca/00/jul/ainfos00064.html