Cosa ha in comune Totti con un manifestante di Genova e con un torturato di Abu-Graib? Semplice... sono tutte vittime del medio-attivismo.
Arriva oggi la notizia che Totti - famoso giocatore della Roma e della nazionale - viene squalificato per tre turni in quanto video-ripreso a sputare ad un focoso terzino dopo aver ricevuto una gomitata alle costole. Ora se è pur vero che questi personaggi del circo dello spettacolo di certo non hanno bisogno di solidarietà alcuna è altrettanto vero che questa vicenda così paradossale e grottesca può tornare utile per delle riflessioni che mettano a fuoco alcuni tratti dell'odierna società dell'immagine ma soprattutto l'avanzare di una morale bigotta che induce lo sfornare continuo di giudici e sentenze anche in ambiti fra i più diversi fra loro.
Uno sputino in reazione ad una scorrettezza di gioco credo che sia fatto normale sia fra i campi della Garbatella che in quelli più blasonati dell'europeo ma quello che afferma questa vicenda è una verità diffusa nella nostra società su cui è necessario riflettere: non importa cosa si fa ma come si viene videogiudicati.
Vale per il Berluska e tutta la cricca di politici che lo circonda sia a destra che a sinistra, vale per chi scende in piazza, per chi si presta a mostrarsi alle videocamere della società dello spettacolo ma anche per chi vorrebbe tanto farne a meno. È la "nostra" società malata non solo di televisione e dello spettacolo che si cela dietro ma soprattutto affetta da una voglia di sentenze che paradossalmente si celebrano e si decidano prima in televisione e poi nelle aule di tribunale. È una società, questa, radicalmente priva di qualsiasi capacità collettiva di critica ed analisi delle vicende attuali nonché di quelle storiche fatta di una platea di videodipendenti col pollice perennemente orientato in basso e mai sazia di condanne e giudizi.
Un moralismo bigotto e deficiente (nel senso di ignorante) che ha bisogno dei video di Abu Graib - video peraltro prodotti in così gran quantità da far pensare che almeno parte di loro fosse destinato al mercato degli snuff o sado movies - per ammettere che nei carceri di guerra si commettono atrocità; quando memorie storiche, cronache quotidiane e racconti verbali nonché una dose minima di sensibilità e buon senso dovrebbero bastare per capire che qualsiasi carcere - anche quello di campagna vicino a casa propria - è fabbrica di dolore e morte.
Una platea - direi che oramai alle parole gente o popolo possiamo sostituire quella di platea - di dementi che aspettano dalla scatola magica della TV una verità così assoluta e certa che naturalmente non può che evolvere in una sentenza di tribunale con tanto di vittime e condanne.
Ma allora il video-attivismo ha ancora un senso di esistere ? Va detto che ogni mezzo di comunicazione ha le sue caratteristiche intrinseche e così come una bomba nucleare non si può definire tecnologia neutrale ma implicitamente negativa neanche si puossono mettere al rogo le cineprese e videcamere per una loro propensione naturale a rendere servigi ad un unico grande fratello ma... al tempo stesso non si può fare a meno di sottovalutare la differenza di utilizzo e percezione dei diversi sistemi di comunicazione. Così se Internet - bontà sua - si presta naturalmente a confronti di tipo pubblico sui più svariati argomenti è la narrazione scritta a mantenere non solo i più robusti antidoti a speculazioni repressive di un ipotetico Grande Fratello ma anche a rimanere lo strumento di narrazione più affascinante proprio perché lascia lo spazio alla fantasia del lettore che è invitato - più o meno efficacemente a seconda di chi scrive - ad interpretare la realtà proposta. Similmente allo scritto - anche l'audio - permette una narrazione dei fatti che lascia molto spazio alla fantasia; l'immagine effettua un fermo immagine della realtà che già propone una rappresentazione di parte di quanto accade mentre il video pone su un palcoscenico oramai di dimensioni mondiali l'attore più o meno consapevole dell'evento video-ripreso non risparmiando particolari che se spettacolarizzati o messi in evidenza (nonché alla bisogna facilmente manipolati con le nuove tecniche digitali) distorcono la cosidetta "realtà dei fatti" ed offrono al processo che si consuma continuamente alla televisione un nuovo imputato da giudicare (in raltà già condannato in partenza).
Succede così che un Totti che gioca per 90 minuti diventa un Lama per una reazione di un secondo, un corteo di protesta un aggregato di terroristi, ed una città sotto assedio della polizia - come è successo a Genova - una città salvata dalle Forze dell'ordine.
Molti guardano alla televisione come la ragione di questa distorsione degli eventi, io credo fortemente che sia dovuta ad una imperante voglia di tribunali e giudici in azione: fino a quando i DS continueranno ad essere così convinti di essere detentori dell'etica mondiale da giustificare bombardamenti di popolazione inerme dalla Serbia all'Irak come "operazioni di pace", fino a quando i DS-obbedienti si ergeranno a paladini dell'ordine in piazza e non ci saranno anticorpi diffusi nel sociale capaci di ignorare e quando necessario contrastare questi amanti di una Giustizia falsa e socialmente dannosa allora ci sarà solo spazio per la TV-processo e poco spazio anche per il video-attivismo.
In queste condizioni di ricezione così poco critica dell'esistente ma anche di incapacità di contrastare la gestione delle immagini delle televisioni di stato o private diventa delicato l'operato di un media-attivista che se da un lato ha poche probabilità di cambiare in meglio lo stato di cose presenti, è un potenziale pericolo per chiunque trova il coraggio di cambiare radicalmente le attuali regole del gioco: mi riferisco senza giocarci troppo intorno ad una situazione ipotetica di scontro fra uno Stato oppressivo ed una piazza reattiva in cui il video-attivista pur se schierato fisicamente dalla parte dissidente, rischia facilmente di rendere testimonianza a chi opera viceversa per annientare il dissenso. Le eccezioni confermano ovviamente quanto affermato ed infatti è bello vedere ogni tanto video-racconti poetici come lo è stato "Solo limoni" o "Detour" dove in tema con quanto detto vi è una narrazione efficacissima di quanto successo a Genova con rispetto assoluto dell'anonimato dei protagonisti degli eventi ripresi. Genova con la morte di Giuliani rimane un episodio drammaticamente eloquente rispetto alla tesi proposta. Nel caso di Genova non sono bastate le centinaia di migliaia di persone testimoni degli attacchi della polizia a contrastare un'offensiva mediatica in cui alla fine le vittime erano Fede e qualche carabiniere. Le riprese delle tv private - si dice subito comprate e sepolte da network statunitensi - per chi le ha potute seguire in diretta con le loro immagini di brutalità poliziesca stile Rodney king non sono anch'esse servite ad arginare una sentenza di Stato che parla di pericolosi sovversivi da relegare nelle patrie galere, lo stesso foro in testa di Giuliani così piccolo da non poter essere probabilmente causato da una pistola d'ordinanza da pochi metri grida vendetta per una verità nascosta ed una sentenza di Stato emessa prima ancora dei tribunali dalla regia multimediale di Fini presente nelle stanze di video-controllo delle forze dell'ordine di Genova.
Ma se Genova è stato un dramma a cielo aperto, inutilmente così tanto video-ripreso, qualcosa bisogna pure imparare ed allora l'invito è quello di abbandonare non solo la poltrona davanti alla Tv ma anche il mirino della videocamera e provare ad interpretare la realtà che c'è in mezzo fra questi due mezzi magari perdendo un po' di ego ma acquistando sicuramente in esperienze vere dove la verità è quella della realtà in cui siamo immersi fisicamente e non la sentenza che subiamo o contribuiamo in qualche modo a costruire virtualmente. Per capire Genova è senza dubbio meglio rileggersi Paint it black, solo testo liberamente in rete, che sorbirsi mille ore di video incapaci di interpretare la rivolta...
Nel frattempo la massima solidarietà a Totti, ai torturati di Abu Graib (che oltre al danno hanno patito anche la video-beffa) ed ai dimostranti di Genova (e non solo ;^).