Da Claudio Lavazza, Giugno 2000
Questa lettera
la inviamo ad alcuni compagni che, a loro volta, la diffonderanno a tutti i
gruppi e organizzazioni libertarie.
Abbiamo deciso,
data la mia traiettoria di lotta, che sia io a rivolgermi al movimento. È mia
opinione, che sia o un altro è lo stesso, comunque, questa lettera la scrivo
dopo aver lungamente discusso con alcuni compagni/e.
Vorrei spiegare
un po la mia traiettoria di lotta come rivoluzionario, poiché, da quando
sono stato arrestato, in Spagna, ho letto ed ascoltato molte sciocchezze
provenienti sia dai mezzi di disinformazione dello Stato, sia da alcuni
settori del movimento. Vorrei farlo perché non ho mai voluto chiarire niente,
però, credo che oggi sia arrivato il momento.
Sono nato nel
seno di una famiglia umile e a 13 anni, dovetti inserirmi nel mondo del
lavoro. A 15 anni, iniziai la mia militanza nella fabbrica e per le strade.
Dopo essere
passato da Autonomia Operaia, un movimento con una forte presenza nelle
fabbriche e nelle università, nel 78, con alcuni compagni dellautonomia e
altri di sensibilità acrata, fondammo i Proletari Armati per il
Comunismo. Era un gruppo, principalmente, marxista-leninista benché, molto
presto, ci avvicinammo ad alcuni principi libertari.
Non saprei
spiegare perché, forse, fu dovuto al fatto che, fin dal primo momento, vari
componenti del gruppo appartenessero a coloro che, oggi, chiamiamo ribelli
sociali e che la nostra lotta si focalizzasse nel tessuto carcerario.
Per me non fu
nessuna scoperta. Credo che tutti i rivoluzionari possano raccontare un fatto
o un aneddoto che risvegliò la nostra coscienza, nel mio caso fu la vita e la
morte di Sacco e Vanzetti.
Lobiettivo
prioritario del mio gruppo era la distruzione del carcere e la solidarietà
con i compagni reclusi. Una solidarietà che si tradusse nellassalto al
carcere di Frosinone, per liberare due compagni e di numerose altre azioni
contro lIstituzione Penitenziaria e i suoi boia, sempre responsabili
diretti delle più immonde torture.
Alla fine degli
anni 80, il gruppo fu decimato dalle forze repressive.
Allinizio
dell81, passai la frontiera e mi stabilì nello stato francese. A partire
da quel momento la mia attività si circoscrisse in azioni di esproprio per
provvedere alle spese dei miei compagni detenuti e per finanziare la
pubblicazione di riviste e bollettini di controinformazione anarchica.
Nell89
passai nello stato spagnolo, dove continuai le mie attività in appoggio ai
miei compagni italiani, fino alla mia detenzione nel dicembre del 96. A
Cordoba si conclusero 16 anni di vita in clandestinità e iniziò la mia
permanenza nei centri di sterminio dello Stato.
Credo di aver
colmato, con questo breve riassunto, la curiosità di tanti compagni e che
altri abbiano la decenza di tacere.
Da alcuni mesi,
insieme, abbiamo aperto uno spazio di lotta contro il carcere, in primo luogo
e innanzitutto, vogliamo ringraziare di cuore tutti i compagni/e che ci
appoggiano.
In questa lotta
e, molto più in là delle rivendicazioni, molti di coloro che hanno aderito e
fin dallinizio, cerchiamo di raggiungere lespansione del movimento
rispetto un obiettivo concreto e immediato. Lo vediamo come una necessità
comune per neutralizzare il crescente fortificamento dello Stato, che sotto i
principi dello sviluppo delleconomia globale e del benessere delle imprese,
reprimono i rivoluzionari, la gente che lotta, gli immigranti ed esclude i
poveri dal diritto di poter vivere come essere liberi e degni.
Non possiamo
dimenticare, in questo contesto, che tre lavoratori muoiono ogni giorno per
ingrossare i conti bancari dei padroni.
Senza entrare
nel dibattito sulla convenienza o meno del lavoro salariato, sono cifre che
non possono lasciare nessuno insensibile.
Lo è, anche,
la spaventosa campagna contro gli immigranti, orchestrata dai mezzi di
comunicazione, come lo è la criminalizzazione di qualsiasi tipo di
dissidenza.
È triste
vedere che non è cambiato niente, abbiamo lottato con tutti i mezzi a nostra
disposizione per evitare tutto questo, però, le cose continuano come prima,
ugualmente a prima. È agli anarchici e ai ribelli, agli occupanti, a tutti
gli esclusi e a chi lotta contro larrogante realtà capitalista che vorrei
rivolgermi.
Il carcere non
è, semplicemente, la conseguenza di un sistema ingiusto ma, anzi, uno dei
pilastri sul quale si regge lo Stato. Su piccola scala, è la rappresentazione
più crudele di tutta la società, una società che lo Stato ha imprigionato
per controllarci. Si respira carcere da tutti i lati, nelle fabbriche, nelle
scuole, nelle strade, financo nel nostro stesso pensiero.
È per questo
che la lotta contro listituzione penitenziaria è una lotta che ci riguarda
tutti e il punto di partenza di unattività permanente contro il sistema
nella sua totalità.
Questo è
lobiettivo comune che abbiamo, dato che essere detenuti vuol dire non
essersi adattati alle regole del gioco, che una falsa democrazia ci impone.
Credere nella rivoluzione forse è passato di moda, comunque, io continuo
credendo in essa, nel presente e nella nostra capacità di rispondere al
potere, qui e ora.
È difficile
per me esporre tutto ciò che penso, sarebbe troppo lungo e non so, veramente,
se sarei capace di farlo. Comunque, non voglio diventare pesante e vado al
sodo.
Abbiamo
proposto uno sciopero dellaria di una settimana, in tutte le carceri, dal 1
luglio fino al 7, qualcosa di simile al digiuno che abbiamo organizzato in
marzo.
Da tutte le
parti i compagni stanno preparando delle mobilitazioni per appoggiarci.
I compagni
della C.N.A di Madrid, ha proposto una gran manifestazione e un campeggio,
lidea va bene. Il problema, come sempre, sarà quello di trovare la giusta
coordinazione affinché, nessun gruppo o collettivo rimanga al margine dal
poterci partecipare attivamente, sia a livello autorganizzativo che a livello
dazione.
Ci sono alcuni
disaccordi e divergenze tra le diverse dinamiche libertarie.
Non è un
segreto per nessuno, se ne discute nelle assemblee, nei centri sociali e perché
non discuterlo per iscritto. È un peso che ci portiamo dietro da troppo tempo
e, con molta probabilità, non possiamo risolvere con facilità, però
possiamo provarlo. La proposta di una grande manifestazione a Madrid è una
buona opportunità per stare insieme, almeno per un giorno, per alcune ore.
Queste
differenze esistono anche nel carcere e non sono poche, però tutto si fa più
facile tra noi, quando pensiamo che lunità si crea sulla base di
considerazioni umanamente semplici e su azioni puntuali.
In tutti i
modi, pensiamo che la piattaforma antifascista, attraverso la CNA/Madrid, per
questa determinata protesta, è la maggiormente capace di organizzare un
evento di tale dimensioni. Cè da supporre che vi siano delle richieste di
autorizzazione, al posto di altre e sciocchezze simili ma, nemmeno, richiede
molto lavoro e discussioni ma, semplicemente, fissare una data concreta,
affinché chi lo desidera possa partecipare.
È quanto, dal
carcere, necessitiamo e chiediamo a tutti i gruppi e ai compagni dello stato.
Questo, in nessun modo, vuol dire che chiediamo ai nostri compagni di
dimenticare le loro proprie dinamiche, però, una manifestazione ha senso,
solo per la ripercussione sociale che può avere e, quindi, per il suo numero
di partecipanti.
Cè da
segnalare che le istituzioni penitenziarie hanno iniziato una campagna di
smantellamento, silenziosa e progressiva, del regime F.I.E.S., facendo uscire
alcuni compagni dai bunker. Tutto questo non ci fa dimenticare che le torture
non sono finite e che continuano a morire i compagni infermi.
Come avete ben
detto, cari compagni, lobiettivo comune è lamnistia per tutti i
detenuti e la distruzione di tutte le carceri.
Senzaltro da
aggiungere, vi lascio con un fortissimo Abbraccio Ribelle e Anarchico.
Fonte: Comunicati Fies, Picassent III -
3/5/00, diffuso il 5 luglio 2000 da armando esteban quito, cavallialati@hotmail.com, tramite A-infos, http://www.ainfos.ca/00/jul/ainfos00064.html