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Repressione morbida in Olanda

Josine Junger-Tas *

le monde diplomatique, aprile 1999

Non desterà certo sorpresa che nei quartieri meno favoriti delle città olandesi, dove si concentrano le minoranze "etniche", i disoccupati e la fascia di popolazione più povera e meno istruita, la criminalità sia molto più elevata che nelle aree prospere.
L'Olanda, come numerosi paesi europei, ha seguito l'esempio degli Stati uniti trasformando il suo codice penale, notoriamente umano e liberale, in un sistema decisamente più punitivo. I giudici pronunciano sentenze sempre più pesanti, con pene detentive sempre più lunghe. Da qui la necessità di costruire un numero crescente di carceri e reclusori. In dieci anni, la popolazione carceraria è triplicata. Le stesse autorità, non particolarmente desiderose di moltiplicare gli istituti di pena, hanno fatto macchina indietro, e si orientano oramai verso misure preventive e programmi di reinserimento.
Nel caso della delinquenza giovanile, oggi la giustizia olandese tende a privilegiare le sanzioni alternative quali la restituzione di denaro, il lavoro volontario a vantaggio della vittima o della comunità, gli stages pratici, di formazione professionale o di perfezionamento, le tecniche comportamentali o altre terapie. Anziché rimandare a casa i minori dopo l'abituale ramanzina, la polizia preferisce obbligarli ad accettare programmi di reinserimento, molto numerosi in Olanda, che prevedono anche la riparazione dei danni, o altri lavori di interesse generale.
Mentre nel 1990 sono state applicate 6.500 sanzioni di questo tipo, il loro numero è passato a 17.000 nel 1995. Nel 1996, il 60% delle sentenze pronunciate riguardava questo tipo di misure "alternative" (arrivate al 70% nel 1998) di cui 3.000 al servizio di comunità e 1.500 nell'ambito di "programmi". Tutto questo non impedisce che nuove disposizioni permettano di comminare pene più lunghe nei casi di reati gravi. Ad esempio, è stato raddoppiato da sei a dodici mesi il tempo massimo di detenzione per i minori tra i 12 e i 16 anni, mentre per la fascia d'età tra i 16 e i 18 anni sono state quadruplicate, da 6 a 24 mesi. Per quest'ultima categoria la legge facilita ora il passaggio dai tribunali minorili alle giurisdizioni correzionali.
Conseguenza di questa politica, in particolare per quanto riguarda i giovani tra i 16 e i 18 anni, è il sovraffollamento degli istituti di pena, A titolo compensativo sono state introdotte altre misure riservate ai giovani definiti "a rischio grave". In numerose comunità, la polizia lavora in stretta collaborazione con gli assistenti sociali nell'ambito di programmi di assistenza ambulatoriale e altre iniziative, come quelle dei lavori socialmente utili. Ai giovani responsabili di reati gravi si propongono periodi di prova basati sull'assistenza informatizzata e su una sorveglianza individuale. Un progetto di legge, attualmente in discussione al parlamento olandese, prevede di ridurre le pene della metà; il periodo restante può essere scontato in condizioni di libertà, a condizione di sottoporsi a programmi "alternativi".
A differenza da quanto potrebbero far pensare le numerose misure sopra descritte, peraltro comparabili a quelle adottate recentemente in Francia, l'attenzione dell'Olanda per la delinquenza giovanile è relativamente recente. Il parlamento olandese ha preso in esame due documenti: nel primo la delinquenza giovanile è affrontata in termini generali, mentre il secondo si concentra sui comportamenti criminali delle minoranze "etniche". Come risultato, la polizia ha adottato misure quali il briefing delle comunità cosiddette "a rischio", informazioni scolastiche direttamente fornite agli istituti interessati, una presenza locale e la prevenzione sul campo. E sull'esempio della Francia, ha istituito le "Maisons de justice", destinate a ripristinare in determinati quartieri un minimo di coesione. Altra iniziativa: quattro siti si apprestano a vivere un'esperienza originale, derivata da ciò che in America ha preso il nome di "Communities that care" (potremmo chiamarle "comunità che si fanno carico"). In questo ambito ci si preoccupa di mettere a punto modelli preventivi molto razionali e adeguati alle circostanze locali, articolati in varie tappe: analisi dei bisogni pratici della comunità, definizione delle priorità a fronte dei rischi di criminalità, programmi di reinserimento a breve, a medio e a lungo termine. Queste esperienze, finanziate dal governo, sono estese a periodi di 4- 6 anni.
Non si possono tuttavia dimenticare gli inconvenienti di questa impostazione, e in particolare la questione del "controllo", o in altri termini, dell'intrusione dello stato nella vita privata.
La sorveglianza informatizzata comporta la necessità di portare braccialetti visibili a tutti; c'è poi la videosorveglianza, che ormai si è sviluppata in Olanda sull'esempio della Gran Bretagna.
Questa forma di lotta contro la delinquenza, per quanto possa apparire "morbida" e ragionevole, non è priva di conseguenze sulla coesione comunitaria e la vita privata.


* Università di Losanna
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