In una scuola Usa primi esperimenti di controllo totale. Il Rfid: un microchip per segnalare posizione e movimenti. Unica reazione, per il momento, dalla Electronic Frontier Foundation.
In una scuola di Buffalo (NY), il preside Gary Stillman ha deciso di risolvere
parte dei problemi di gestione degli alunni affidandosi agli ultimi ritrovati
tecnologici in materia di identificazione. Il mese scorso ha appeso al collo
di tutti i 422 studenti dell'istituto un cartellino di riconoscimento con nome,
classe scolastica di appartenenza, fotografia e Rfid. I Rfid (radio frequency
identification) sono dei chip dotati di microantenna che inviano un codice identificativo
a degli appositi "lettori". Sostanzialmente ci sono due tipi diversi
di Rfid, uno passivo e cioè privo di propria alimentazione che si attiva
solo quando colpito dalle onde radio del "lettore", e uno attivo,
dotato di batterie, che diffonde continuamente le informazioni che possiede.
Per ora solo gli Rfid passivi hanno un costo tale da consentirne la diffusione
su vasta scala, mentre le sperimentazioni su quelli attivi sono mirate ad abbassare
i costi per ora esorbitanti (20 dollari l'uno). Dovrebbero lentamente sostituire
i codici a barre sui prodotti, la catena Wal-Mart ne aveva iniziato la sperimentazione
poi in parte abbandonata per le critiche dei consumatori, e l'esercito statunitense
li ha adottati per il recupero dei militari dispersi nei deserti iracheni.
L'iniziativa del preside Stillman ha però del sorprendente e sembra fatta
su misura per alimentare gli incubi di un futuro, anzi di un presente orwelliano.
Gli alunni della Enterprise Charter School (dall'asilo alla nostra terza media)
quando entrano a scuola si dirigono verso un chiosco dove il "lettore"
di Rfid attiva il codice identificativo, a questo corrisponde una foto del ragazzo
che compare su uno schermo del chiosco, toccando la foto viene registrata in
un database l'ora di ingresso.
Le stesse operazioni di questo check-in vengono eseguite al momento dell'uscita.
"In questo modo abbiamo la conferma che Johnny Jones ha lasciato l'istituto
esattamente alle 3 e 22 del pomeriggio. E' una questione di sicurezza e di controll
- ha dichiarato Stillman - E può diventare un utile strumento di monitoraggio".
Per il momento la scuola di Buffalo si è attrezzata solo per la registrazione
delle entrate e delle uscite, ma per i prossimi mesi ha pianificato di "monitorare"
i prestiti dei libri della biblioteca, i provvedimenti disciplinari, gli acquisti
nelle caffetterie dell'istituto e le visite all'infermeria. E in futuro controlleranno
l'ingresso nelle singole classi e l'orario in cui gli alunni salgono e scendono
dagli scuolabus. "Prima tutte queste operazioni venivano eseguite manualmente
- gli insegnanti prendevano nota e comunicavano in segreteria. Ora è
tutto automatico e risparmiamo molto tempo" conclude il preside.
Veementi le critiche all'applicazione della nuova tecnologia su dei ragazzi,
tutte basate sull'ovvia intrusione della privacy dell'individuo rappresentata
dagli Rfid. La Electronic Frontier Foundation, che già si era opposta
al loro utilizzo sui libri della biblioteca civica di San Francisco, ha espresso
per voce dell'avvocato Lee Tien tutte le sue preoccupazioni e Richard Smith
consulente di sicurezza e privacy afferma che "l'esperimento di Buffalo
consiste in realtà nell'abituare i bambini al mondo nuovo (brave new
world) in cui le persone saranno monitorate costantemente nel nome della sicurezza.
La mia maggiore preoccupazione è che saremo rintracciabili senza saperlo
e senza il nostro consenso preventivo".