Prigioni: la nuova schiavitù?

Lasciate che il capitalismo trovi un modo di trarre profitto dalla miseria di qualcuno. Oltre due milioni di nostri amici, vicini e parenti si trovano nelle prigioni di stato e nelle prigioni federali, per un qualsiasi motivo, proprio in questo momento.
Il Complesso Industriale Carcerario, come viene chiamato da alcuni attivisti, è davvero una nuova forma di schiavitù, con una sola differenza: può portare molti profitti. La chiamo nuova perché se è vero che originariamente la schiavitù in questo paese aveva anch'essa motivazioni economiche, la schiavitù di oggi è una schiavitù corporativa, gestita dalle più grandi imprese del paese. Il suo scopo è quello di prendere una popolazione carceraria costituita da poveri e di trarre profitto: (1) dal pagamento di affitto e tasse per il fatto di stare in prigione; (2) dalle prigioni private; (3) costituendo società che gestiscono le prigioni per poter fare concorrenza tramite limpiego di lavoro gratuito e (4) dallo sfruttamento del lavoro carcerario da parte di aziende che sono dietro le quinte.
Con l'ascesa dell'attuale agenda politica dell'ala destra (anticrimine) in entrambi i principali partiti politici di questo paese, sempre più prigionieri restano vittime dello spirito vendicativo pubblico istigato da avidi politici. Per anni alla massa è stato detto che i prigionieri sono stati viziati e trattati meglio di qualunque operaio medio all'esterno e di conseguenza si vuole infliggere loro ulteriori sofferenze. Toglietegli la televisione e la radio, ponete fine alle visite dei familiari, rinchiudeteli in cella 24 al giorno e fategli pagare l'affitto come fate voi!. Sono poveri, molti dei quali hanno commesso crimini in primo luogo perché impossibilitati a pagare l'affitto e tanto meno a pagarne uno mentre si trovano in prigione. È un'idea folle ed è persino più punitiva di quanto hanno chiesto i politici, ma sono stati veloci a farla propria. Che idea fantastica, possiamo cavare sangue da una rapa!.
L'idea di creare una società privata per gestire il sistema carcerario nacque nel 1980. Nacque così una società con sede a Nashville chiamata Corrections Corporation of America (www.corrections.com). Dopo aver assunto con il suo primo contratto, nel 1981, il controllo della prigione della Contea di Hamilton (TN.) la CCA si è ora diffusa in 32 stati e diversi paesi stranieri. È quotata sia alla borsa di New York che in quella americana e ha reso ai suoi investitori miliardi di dollari di profitto. Ecco come funziona: assume il controllo di una prigione o di una serie di prigioni assicurando al governo locale e ai funzionari di stato che possono risparmiare una grande quantità di denaro dalla gestione della prigione con un business più efficiente.
Tutto ciò non è stato ancora dimostrato anche se diminuiscono i salari delle guardie carcerarie e vengono ridotte le spese dei prigionieri per cibo, medicine ed altre forniture. Ciò che sappiamo è che le condizioni di coloro che sono dentro peggiorano drasticamente quando una società privata assume il controllo. In realtà dieci persone sono morte al riformatorio di Silverdale, vicino Chattanooga, da quando la CCA ne ha assunto il controllo, e atrocità simili sono accadute in strutture carcerarie gestite dal CCA in tutto il paese, pestaggi, morte dei detenuti, evasioni, rivolte e scioperi. Ma il maltrattamento dei prigionieri non ha affatto condizionato i capitalisti del CCA. In realtà sentendo l'odore del denaro, altre società si sono buttate nella mischia come squali che si avventano su delle carcasse sanguinolente, in particolare la Wackenhut Correctional Services, sua principale concorrente. Il giro d'affari tra tutte le società è ora di 4 miliardi di dollari e non intendono restarne fuori!
Un altro pezzo del complesso industriale carcerario sono le società industriali carcerarie come la UNICOR (www.unicor.com), gestita dalle Federal Prison Industries. L'UNICOR, con base in quasi tutte le prigioni federali, produce di tutto, da componenti per missili teleguidati all'abbigliamento e all'arredamento per le agenzie militari e federali, con una produzione di oltre 500 articoli.
Potrebbe sorprendere apprendere che realizzano quasi 100-500 milioni di dollari di vendite e 30-50 milioni di dollari di profitto ogni anno.
Mentre i prigionieri guadagnano 1-2 dollari all'ora (nella maggior parte delle prigioni la paga giornaliera dei prigionieri si aggira sotto il dollaro).
Per anni la legge federale proibiva loro di entrare in competizione con la manodopera libera, ma questo ora è cambiato e il lavoro carcerario a basso costo è stato usato non solo per minare la manodopera libera ma spinge nel settore privato anche quelle società che sono ancora fuori dal business. Le prigioni di stato hanno ora costituito società simili per gestire i loro propri business carcerari.
Infine ci sono le cosiddette società dietro le quinte. Sono società che prendono in affitto un prigioniero come venditore o come addetto alla clientela.
Un'attività che sta diventando sempre più diffusa. Alcune delle più grandi società in America, Microsoft, TWA, Sears Roebuck ed altre, usano i prigionieri come addetti alla clientela, alle prenotazioni aeree, come sarti ed altro. Questo include persino la creazione di marchi unici di abbigliamento e di altri prodotti come i jeans denim Prison Blues che vengono prodotti esclusivamente nei riformatori. Questo lavoro da schiavi non è stato ancora combattuto con forza dai sindacati, dai gruppi per i diritti civili o dalle organizzazioni per i diritti dei prigionieri, sebbene siano state fatte diverse denunce dalla stampa radicale. Ma deve essere costituita una coalizione efficace perché tutto ciò abbia fine.
La conclusione e che questa è schiavitù ed anche se il 13° emendamento alla costituzione nazionale dichiara fuorilegge la schiavitù (eccetto per la perpetrazione di un crimine) di fatto essa è consentita poiché questi schiavi non appartengono ad un proprietario di una piantagione ma allo stato.
Essi sono solo dati in affitto alle corporazioni capitaliste.
Eppure nessuno vede le cose per come sono realmente.
Sebbene vogliano porre completamente fine alla schiavitù carceraria, gli attivisti per i diritti dei detenuti, le persone e la comunità nera in generale devono chiedere che a questi prigionieri siano garantiti gli stessi diritti dei lavoratori all'esterno: anche per loro devono valere i regolamenti OSHA sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, devono avere gli stessi diritti ad organizzarsi in sindacati e non devono essere sfruttati.
Devono essere pagati come i lavoratori esterni. E infine si deve porre la questione di una moratoria riguardante la costruzione di nuove prigioni, se non proprio il porre definitivamente fine ad esse.

Lorenzo Komboa Ervin - komboa@hotmail.com

Fonte: http://www.jericho-italia.com/mumia/lista-mumia/00-agosto/index.htm
Mumia Abu-Jamal News 49 22.08.2000