120 detenuti della casa di reclusione di Sulmona (che è anche casa per
lavori forzati, vedi recente storia Pegna, laddove la convenzione europea per
i diritti dell'uomo ha sancito che ogni lavoro deve essere retribuito, realizzandosi,
in mancanza, l'ipotesi di riduzione in schiavitù e nessuno dei signori
politici tratta questo argomento quasi il problema non esistesse), che si firmano
tutti, denunciano in un disperato appello inviato alla Lista una situazione
ai limiti della bestialità, dove per bestialità intendesi il modo
in cui abitualmente vengono trattati gli animali meno organizzati dell'uomo,
dettagliatamente descritta in 8 cartelle manoscritte ed i cui tratti salienti
sono i presenti:
1) dopo la morte per suicidio della ex direttrice Miserere, non molto tempo
fa suicidatasi nel proprio letto e trovata morta con accanto il suo pastore
tedesco, nel lugubre carcere abruzzese sperduto fra le montagne e dimenticato
da Dio e dagli uomini, che è anche scuola militare per agenti di polizia
penitenziaria (state cominciando ad immedesimarvi?), è subentrato il
nuovo direttore Siciliano che, a quanto pare, sta facendo rimpiangere la direttrice
di ferro che si vantava di fumare stop senza filtro e girava sempre in tuta
mimetica;
2) la conta, cioè il controllo dei detenuti in cella, è continua
ed esasperante, come anche le perquisizioni, ed avviene anche di notte con luce
accesa negli occhi di chi sta dormendo, rumore dei passi delle squadrette del
controllo, battitura delle sbarre sì da far balzare dal sonno i prigionieri
con gravi danni al sistema nervoso centrale;
3) nelle docce non c'è miscelazione, sicché spesso capita di rimanere
ustionati o assiderati;
4) il vitto lo rifiutano anche i cani, e fanno bene;
5) nei pacchi che portano i familiari non può entrare quasi niente, sicché
si è costretti a cibarsi col vitto dell'amministrazione;
6) il ricorso alla punizione dell'isolamento (celle gelide ubicate in sotterranei,
sprovviste di televisione, dove non è possibile fumare, dove c'è
solo una branda con un rozzo materasso di gomma-piuma ed un cesso alla turca)
è sistematico, come ti lamenti ci vai e perdi, a causa del rapporto,
l'eventualità di una riduzione di pena di 45 giorni per semestre;
7) se tu vieni da altro carcere dove stavi iscritto al 4° anno di scuola
media superiore, o accetti di retrocedere al 1° anno, o non studi;
8) non c'è socialità, teatro, ricreazione e non si pratica sport;
9) se proprio non riesci ad adeguarti o vai al 41 bis, oppure vieni trasferito
a Fossombrone, Viterbo, Pianosa o Marino del Tronto, dove è peggio,
10) gli educatori sono peggio dei carcerieri e loro confidenti;
11) assistenza sanitaria e farmaci: molto meglio non ammalarsi, ci puoi rimanere.
Per questi motivi, ed altri ancora, è iniziato dal 21 febbraio scorso lo sciopero della fame, il clima è molto teso e nessuno dei partiti tradizionali vuole farsi carico di ciò, a cominciare dai signori radicali invitati per ben 4 volte di seguito senza offrire il minimo risontro.
Abbiamo reso noto quanto sopra affinché si possa offrire almeno solidarietà alla popolazione carceraria, perché in questi casi non sentirsi tagliati fuori dal mondo ed il solo sapere che altri sanno può aiutare a sopravvivere.
Solidarietà per combattere l'infamia e la tortura.
Fonte: pubblicata su Anarcotico