In quale zona verrà sperimentato inizialmente?
"Stiamo pensando ai quartieri di Secondigliano o Ponticelli, in ogni caso
partiremo sicuramente dalla periferia".
E che tempi avete previsto per l'attivazione?
"Adesso dobbiamo firmare il protocollo di intesa con la questura. Trattandosi
di un accordo fra due istituzioni non posso dare delle date precise, ma verrà
certamente siglato entro la fine dell'anno, dopodiché dobbiamo aspettare
la fine del cablaggio della città, ma se non ci sono imprevisti in una
cinquantina di giorni dalla firma del provvedimento il servizio potrebbe essere
attivato".
Quanto avete stanziato per finanziare questo progetto?
"Partiamo da alcune risorse disponibili per un budget di 50 mila euro,
ma contiamo di stanziare altri fondi nel prossimo futuro dal bilancio comunale
e aspiriamo ai finanziamenti dei Por nazionali e dei fondi strutturali europei.
Il progetto non dovrebbe costare comunque una cifra esorbitante poiché
la nostra idea è quella di prendere a noleggio le attrezzature e pagare
di conseguenza solo un canone, che così ci assicurerebbe anche un'assistenza
continua in caso di imprevisti e guasti".
Avete già un'idea sull'azienda con cui chiudere il contratto?
"Pensiamo di farlo con Fastweb che si sta occupando del cablaggio di fibra
ottica in città".
E una volta acceso il circuito, come funzionerà?
"La centrale operativa della questura sarà collegata a quella della
polizia municipale. Avranno la possibilità di vedere contemporaneamente
dalla propria sede, ciò che accade nella zona videosorvegliata, in modo
da poter intervenire in base alle proprie competenze: i problemi di traffico
verranno risolti dalla polizia municipale, mentre quelli di criminalità
spetteranno agli agenti della questura. Naturalmente questo è ciò
che avverrà inizialmente, ma si tratta di un progetto aperto, e mi auguro
che presto verranno coinvolte anche altre forze dell'ordine come i carabinieri
e la guardia di finanza, per attivare una collaborazione totale e quindi sicuramente
più efficace".
E se una volta reso operativo il progetto di videosorveglianza (ultimamente
così di moda che il comune di Torre del Greco lo vuole realizzare addirittura
all'interno del cimitero cittadino per proteggere lapidi e cappelle da atti
vandalici e i visitatori da scippi e aggressioni), c'è da aspettarsi
che qualcuno avanzi delle rivendicazioni in materia di privacy, c'è
chi invece altre polemiche in fatto di sicurezza le sta già affrontando
da tempo.
L'ultima in ordine cronologico è, tra il questore Franco Malvano con
il sindacato Uil da una parte e il sindacato di polizia Uilps dall'altra,
a proposito del poliziotto di quartiere, figura professionale che dovrebbe
essere inserita in diverse città italiane dall'anno prossimo, anche
se a Napoli ciò non avverrà sicuramente a gennaio. Mentre il
primo lo promuove, riconoscendo che comunque non è certo la soluzione
di tutti i problemi, e per il segretario generale campano della confederazione
Anna Rea è "una figura che merita una discussione", per Michelangelo
Starita, segretario regionale dei poliziotti della Uil "è una
strada sbagliata, un vicolo cieco: in Italia il poliziotto di prossimità
c'è già ed è l'operatore della volante o il carabiniere
della radiomobile che ha una zona specifica. Ai tanti esterofili che pensano
di avere trovato nel poliziotto, nel vigile e nel carabiniere di quartiere
una soluzione definitiva ai problemi di casa nostra, vorrei far leggere le
statistiche del crimine nelle metropoli americane, dove questa figura esiste
ormai già da anni: noi abbiamo bisogno piuttosto di rafforzare gli
organici".