Napoli sperimenta la videosorveglianza
di Linda Marzocchini, www.ilnuovo.it
2 dicembre 2002

Il progetto, che inizialmente partirà nel 2003 da uno o più quartieri periferici, prevede la collaborazione tra Comune, Polizia municipale e Questura.
Dopo l'esperimento di Portici, primo Comune dell'area vesuviana ad aver attivato - non senza critiche - la videosorveglianza sull'intero territorio di competenza, anche Napoli avrà, probabilmente entro un paio di mesi, il suo circuito. Al progetto sta lavorando l'assessore comunale alla Mobilità e alla Sicurezza urbana Luca Antonio Esposito, che ha annunciato la scadenza durante l'ultima riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, alla presenza del prefetto Carlo Ferrigno, del questore Franco Malvano e dei comandanti provinciali dei carabinieri e della guardia di Finanza Mazzuca e Apolito.
In realtà esistono già alcune telecamere nel centro di Napoli, ma fanno parte di un circuito controllato esclusivamente dalla questura, mentre il nuovo progetto, che inizialmente verrà sperimentato in uno o più quartieri periferici, prevede la collaborazione tra comune, polizia municipale e questura.
"Si tratta di un progetto pilota - spiega l'assessore Esposito - espressione di una forte volontà del sindaco Rosa Russo Iervolino, che già lo aveva annunciato come obiettivo durante la campagna elettorale, per garantire il recupero dell'ordine e della sicurezza sia nella periferia sia nel centro di Napoli".

In quale zona verrà sperimentato inizialmente?
"Stiamo pensando ai quartieri di Secondigliano o Ponticelli, in ogni caso partiremo sicuramente dalla periferia".

E che tempi avete previsto per l'attivazione?
"Adesso dobbiamo firmare il protocollo di intesa con la questura. Trattandosi di un accordo fra due istituzioni non posso dare delle date precise, ma verrà certamente siglato entro la fine dell'anno, dopodiché dobbiamo aspettare la fine del cablaggio della città, ma se non ci sono imprevisti in una cinquantina di giorni dalla firma del provvedimento il servizio potrebbe essere attivato".

Quanto avete stanziato per finanziare questo progetto?
"Partiamo da alcune risorse disponibili per un budget di 50 mila euro, ma contiamo di stanziare altri fondi nel prossimo futuro dal bilancio comunale e aspiriamo ai finanziamenti dei Por nazionali e dei fondi strutturali europei. Il progetto non dovrebbe costare comunque una cifra esorbitante poiché la nostra idea è quella di prendere a noleggio le attrezzature e pagare di conseguenza solo un canone, che così ci assicurerebbe anche un'assistenza continua in caso di imprevisti e guasti".

Avete già un'idea sull'azienda con cui chiudere il contratto?
"Pensiamo di farlo con Fastweb che si sta occupando del cablaggio di fibra ottica in città".

E una volta acceso il circuito, come funzionerà?
"La centrale operativa della questura sarà collegata a quella della polizia municipale. Avranno la possibilità di vedere contemporaneamente dalla propria sede, ciò che accade nella zona videosorvegliata, in modo da poter intervenire in base alle proprie competenze: i problemi di traffico verranno risolti dalla polizia municipale, mentre quelli di criminalità spetteranno agli agenti della questura. Naturalmente questo è ciò che avverrà inizialmente, ma si tratta di un progetto aperto, e mi auguro che presto verranno coinvolte anche altre forze dell'ordine come i carabinieri e la guardia di finanza, per attivare una collaborazione totale e quindi sicuramente più efficace".

E se una volta reso operativo il progetto di videosorveglianza (ultimamente così di moda che il comune di Torre del Greco lo vuole realizzare addirittura all'interno del cimitero cittadino per proteggere lapidi e cappelle da atti vandalici e i visitatori da scippi e aggressioni), c'è da aspettarsi che qualcuno avanzi delle rivendicazioni in materia di privacy, c'è chi invece altre polemiche in fatto di sicurezza le sta già affrontando da tempo.
L'ultima in ordine cronologico è, tra il questore Franco Malvano con il sindacato Uil da una parte e il sindacato di polizia Uilps dall'altra, a proposito del poliziotto di quartiere, figura professionale che dovrebbe essere inserita in diverse città italiane dall'anno prossimo, anche se a Napoli ciò non avverrà sicuramente a gennaio. Mentre il primo lo promuove, riconoscendo che comunque non è certo la soluzione di tutti i problemi, e per il segretario generale campano della confederazione Anna Rea è "una figura che merita una discussione", per Michelangelo Starita, segretario regionale dei poliziotti della Uil "è una strada sbagliata, un vicolo cieco: in Italia il poliziotto di prossimità c'è già ed è l'operatore della volante o il carabiniere della radiomobile che ha una zona specifica. Ai tanti esterofili che pensano di avere trovato nel poliziotto, nel vigile e nel carabiniere di quartiere una soluzione definitiva ai problemi di casa nostra, vorrei far leggere le statistiche del crimine nelle metropoli americane, dove questa figura esiste ormai già da anni: noi abbiamo bisogno piuttosto di rafforzare gli organici".