clicca qui per andare al sito Filiarmonici, per un mondo senza galere

Londra, telecamere contro la paura

O. C.

il manifesto, 27 aprile 2004

In aumento l'uso dei videositemi di sorveglianza: più di 4 milioni in tre anni. Secondo una ricerca commissionata dall'Ue gli inglesi sarebbero i cittadini più paurosi d'Europa. E per questo chiedono sistemi di sorveglianza che controllino tutto: strade, negozi e perfino bagni.

In Gran Bretagna la parolina magica è Cctv: sono le telecamere a circuito chiuso di cui gli inglesi sembrano essere innamorati. Perché hanno più paura dei cittadini delle altre città europee. E dunque ritengono che più occhi ci siano a vigilare e registrare ogni spostamento dei milioni di persone che vanno e vengono da centri commerciali, banche, stazioni ferroviarie, negozietti di periferia, più sonni tranquilli si possono dormire. Lo studio realizzato nell'arco di due anni dallo European Commissin's Urbaneye Project rivela dunque che il 90% degli intervistati britannici ritiene che le telecamere a circuito chiuso piazzate agli angoli delle vie principali siano una buona cosa. Interrogati sullo stesso argomento, soltanto il 48% dei tedeschi si dicono a loro agio con questi occhi virtuali, mentre in Austria l'idea di essere spiati mentre si va in centro a fare shopping piace a uno scarno 24%. Gli inglesi invece pensano che più telecamere ci sono meglio è: tanto è vero che negli ultimi tre anni il numero di queste spie mobili è quadruplicato arrivando all'incredibile quantità di quattro milioni. Gli occhi indiscreti ci sono ovunque, dagli shopping center (approvate e benedette dal 90% degli inglesi), ai bagni pubblici (dove sono approvate dal 52% degli inglesi contro l'1.5% dei più pudici austriaci che almeno in bagno vogliono essere lasciati in pace). Andando poi a vedere chi vorrebbe avere una bella telecamere a circuito chiuso piazzata nella sua strada, si scopre che a Londra il 66% dei cittadini apprezzerebbe che gli spostamenti davanti a casa venissero registrati ventiquattro ore su ventiquattro. A Vienna, il dato scende al 25%. Gli inglesi pensano (47%) che le telecamere aiutano a proteggere contro la criminalità. Ma solo il 4% dei viennesi, molto meno illusi, ritiene che ciò sia vero.

Non v'è dubbio che gli attentati dell'11 settembre hanno reso il mondo più preoccupato per possibili attentati. Ma in Gran Bretagna questa quasi fobia risale a molto prima. E comunque le leggi dei singoli paesi europei in cui è stata condotta la ricerca sono molto diverse sull'utilizzo di telecamere a circuito chiuso. Per esempio in Danimarca una legge vecchia di vent'anni proibisce l'istallazione di telecamere nelle vie principali a meno che non si tratti di macchinari controllati dalla polizia comunque in via temporanea. In Germania anche non è così facile spiare i cittadini: i sistemi a circuito chiuso sono relativamente piccoli se paragonati a quelli sofisticatissimi inglesi e comunque quelli piazzati sulle vie principali devono essere controllati e operati dalla polizia. La Gran Bretagna ha invece qualcosa come 500 sistemi di telecamere e non ha una legge sulla privacy che protegga il pubblico contro queste intrusioni. L'Ungheria, dice la ricerca, è l'unico altro paese quasi paralizzato dalla paura della criminalità. In Gran Bretagna vengono prodotte dieci milioni di videocassette provenienti dalle Cctv al giorno. Lo studio è interessante anche perché si inserisce nel dibattito sull'introduzione delle carte d'identità. La Gran Bretagna infatti si è sempre vantata di non aver ceduto a chi chiedeva, in nome di una maggior sicurezza, documenti d'identità. Ma nei progetti del new Labour di Tony Blair ci sono anche le famigerate tesserine. Che non saranno introdotte immediatamente, ma molto presto. Intanto si discute sulle informazioni che andranno inserite in queste carte d'identità che, guarda caso, verranno `provate' prima di tutto sui cittadini stranieri. Oltre alle generalità del possessore si vogliono infatti inserire anche altri dati: le impronte digitali tanto per cominciare, ma anche una «schedatura» dell'occhio.