Ieri sera un compagno ed una compagna del Comitato cittadino contro il carcere
e la repressione sociale di Viterbo sono stati fermati e portati in questura.
Questa volta gli sbirri hanno organizzato le cose in modo particolare per non
far vedere come ci sia un accanimento nei confronti del Comitato. Infatti si
sono inventati "un'informazione confidenziale", che voleva i compagni
in procinto di spacciare ingenti quantità di cocaina, e li hanno fermati
appena scesi dal pulman e li hanno portati in questura. Lì sono stati
sottoposti non ad una, ma a due perquisizioni corporali, e sono stati minacciati
di essere portati in ospedale per delle radiografie. Solo a tarda serata sono
stati rilasciati. Che di una provocazione si tratta è notorio, in quanto
i due compagni (come gli altri del Comitato del resto) sono costantemente sotto
controllo della Digos, per l'attività politica svolta. Tanto è
vero che negli ultimi mesi sono stati soggetti a diverse perquisizioni, e spesso
portati in questura. In una di queste perquisizioni, fra l'altro, i solerti
funzionari del disordine pubblico sfasciarono casa ai compagni fermati ieri.
Questa ennesima provocazione segue solo di pochi giorni l'installazione di un
sofisticato congegno di intercettazione nella macchina di un altro compagno
di Viterbo. Ed avviene subito dopo l'apposizione della targa commemorativa al
compagno Gasparone. È evidente il progetto vergognoso di voler inquinare
i legami fra il comitato e la cittadinanza improntato al reciproco rispetto
e alla reciproca considerazione. Evidentemente gli sbirri non sono soddisfatti
delle persecuzioni finora portate avanti nei nostri confronti con teoremi politici
e denunce per il 270 bis e cercano di provocarci e intimidirci con queste montature
infamanti. Ma, come al solito, hanno fatto male i loro conti. Noi continueremo
a portare avanti le nostre iniziative, e non saranno certo queste provocazioni
a zittirci.