“Stato di diritto, libertà, civiltà, democrazia…”
Sono le identiche parole usate dai guerrafondai. Sia dai falchi yankee che dalle pacifiche colombe europee.
A pagare la criminale guerra in Iraq o la “tranquilla” competizione imperialista sono gli oppressi, inermi sotto le bombe o squartati kamikaze o sfruttati e repressi in “pace”. L’attacco dell’imperialismo USA all’Iraq ha indubbiamente scompaginato il processo di formalizzazione compiuta del blocco imperialista EURO che si è trovato a fare i conti con le “quinte colonne” statunitensi al proprio interno. Tuttavia si tratta di un processo irreversibile, a Strasburgo è in fase avanzata la definizione dalla futura Costituzione Europea, il punto di contrasto semmai è su due tesi di fondo: Stati Uniti d’Europa o Stato Federale d’Europa, sono queste le posizioni su cui si gioca ruolo, peso e forma degli stati nazione e della propria percentuale di autonomia nella costituzione continentale. Oggi nello scenario di un confronto multipolare tra contrapposti blocchi imperialisti, fatto di guerre commerciali e/o finanziarie o – vedi Iraq – del colpire a “nuora perché suocera intenda” e che, tendenzialmente, non esclude un conflitto diretto, una questione è decisamente prioritaria per tutti i ladroni imperialisti: la pace sociale.
La pace sociale, l’annientamento sistematico della libertà individuale e l’impossibilità di sottrarsi ai meccanismi sociali ed economici del dominio capitalista sono una vitale necessità degli stati. Le istituzioni, le leggi, i codici, il diritto, in una parola la “giustizia”, quella operante in “pace” nella normale vita di tutti i giorni, è la giustizia della borghesia. La repressione ed il carcere sono allora un elemento strutturale della politica di dominio del capitale, sono gli strumenti di cui si è dotata una classe per impedire che le regole del gioco, non condivise dalle classi sfruttate, vengano trasgredite. Il carcere altro non è che l’estensione dello sfruttamento capitalistico, ai proletari la “scelta”: o sottomettersi alle esigenze del capitale o ribellarsi alle regole rischiando quotidianamente la galera.
In un percorso di liberazione deve essere dunque chiaro come lo stato democratico borghese rappresenti il presidio dei poteri forti e vada di conseguenza affrontato non con le mani alzate, ma con le mani meglio organizzate possibili, altro che appello alla società civile e alle regole democratiche. Ai proletari, a chi per vivere è ogni giorno costretto a vendere la propria forza-lavoro, ad alienare la propria vita, l’unica vera forma di difesa è rappresentata dall’abbattimento dello sfruttamento e del suo gendarme, lo stato borghese.

Comitato cittadino contro il carcere e la repressione sociale - Viterbo

contatti: autorganizzati-vt@libero.it

Fonte: scritto in occasione di un presidio sotto il carcere di Mammagialla - Viterbo (12 aprile 2003)